Finestre

Domenica mattina, nel letto mio marito si avvicina e mi tocca. Penso a Te, a noi, a quel mattino di sole. Sono bagnatissima. Penso alla Tua mano su di me. A come d’istinto mi apro quando ti avvicini. Mi apro, fisicamente, mi espongo, sbircio oltre il tuo muro quando piano piano me lo permetti, si aprono finestre. Mi accendi. Anche solo il pensiero di Te. Un’ossessione piacevolissima. Sai che ossessione deriva da ‘assedio’, qualcosa che non si riesce a scacciare. La mia mente assediata da Te, da qualche tempo, non provo nemmeno a scacciare questo pensiero, lo accolgo, lo accarezzo, come le mie unghie su di Te, lo lascio scivolare dentro me, lo trattengo dentro. Tu nella mia testa, come il Tuo cazzo nella mia fica. Non ti farei mai uscire.
Mai. Dalla torre. Come l’altro giorno. Mi dici “fammi strada“, impaziente. Saliamo le scale veloci. Non ricordo mai come arriviamo a sdraiarci in un istante, Tu sopra di me, mi apri le gambe, le pieghi di lato, Ti chini a leccarmi. La Tua testa tra le mie mani. Poi in ginocchio davanti a me, Ti spogli, Ti accarezzo, giochi con la mia voglia, fuori poi dentro. Forte, fino a farmi venire. Mi giri, entri ancora, una mano tra le mie cosce, l’altra mi stringe, sotto il Tuo peso, insisti finché vengo ancora. Lo senti. Ti bacio. “Ti odio“. Entri forte dentro di me da ogni accesso. Mi giro a guardarti. Sei diverso, deciso, non Ti fermi. Non ridiamo adesso. Ma stiamo bene. Ti sdrai sulla schiena, salgo sopra di Te, mi sposti, Ti tocchi, Ti bevo. “Aspetta“, mi dici. Resto immobile sopra di Te. Gioco con le Tue dita.
Ci alziamo, Ti abbraccio, guardi la finestra. Come han fatto a mettere le cerniere alla finestra rotonda? La Tua testa non si ferma mai. Curiosa. Guarda fuori. Il sole. Vuoi aprirla. Devi andare Oltre. Sempre. Mi fai vedere cose nuove. Grazie. Fuck.

Sei la finestra a volte verso cui indirizzo parole di notte, quando mi splende il cuore.
(Alda Merini)

Guarderò attraverso la finestra dei tuoi occhi per vedere te (Frida Kahlo)

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Stelle


La bellezza non è nelle cose, ma nell’occhio che guarda.

Puoi guardare sotto il mare oppure su nel cielo, un insetto, un fiore o un paesaggio che ti fermi a fotografare mentre ti sposti in macchina per lavoro e mi parli al telefono. Mi trasmetti vibrazioni. Con la voce. Con la musica. Con le foto. Con i tuoi silenzi. Guardo i tuoi scatti, del mondo e di te. A volte è difficile metterli insieme in un’idea di te. Come una macchia di quel test ancora da fare. Variopinta. A volte complessa da decifrare, a volte così immediata. Ma bellissima da osservare prendere forma nella mia testa.

Il cielo guarda te

Fred De Palma

Ti pensavo 
Non ci crederai 
Infatti non ci credi mai 
Non ci credi mai

Ci messaggiamo 
“Come sto?”, “come stai?”, “bene” 

Adesso in che parte del mondo sei? 
Ti fai troppi viaggi che non sono i miei

Se guardo quella foto io mi chiedo se 
Sei tu che guardi il cielo o lui che guarda te 
Se guardo quella foto io mi chiedo se 
Sei tu che guardi il cielo o lui che guarda te 
O lui che guarda te 
Che guarda te

Mi pensavi, chi ci crede? 
Noi che ci siamo lasciati con un “ci si vede” 
Io pieno di ma, lei piena di sé 
Ha gli occhi troppo grandi per guardare solo me

Io che non penso al futuro 
Perché il futuro è già oggi 
Devo imparare a lasciare il mio segno 
Senza lasciare i miei sogni

Le speranze con cui darsi carica 
I problemi di cui farsi carico 
Tu che non metti neanche l’orologio 
Per non sentire il tempo farsi rapido

E piangevi guardando là fuori 
In mezzo alle macchine che transitavano 
Perché dicevi che certi paesaggi 
Tu li vivi come stati d’animo

Noi parlavamo di tutto 
Ma forse un “ti amo” non siamo riusciti mai a dirlo 
Ma ci saremmo buttati nel vuoto 
Insieme solo per riempirlo

Adesso in che parte del mondo sei? 
Ti fai troppi viaggi che non sono i miei

Se guardo quella foto io mi chiedo se 
Sei tu che guardi il cielo o lui che guarda te 
Se guardo quella foto io mi chiedo se 
Sei tu che guardi il cielo o lui che guarda te 
O lui che guarda te 
Che guarda te

#Happynewyear

A Te che sei parte del mio bilancio positivo di un anno che finisce e della mia voglia e curiosita’ di iniziarne un altro daccapo. Per le risate, i discorsi seri, quelli scientifici, i momenti vicini, i momenti elastico, i cuoricini, le faccine, le fantasie, la realtà, le sfide, gli stimoli, questo blog, i pranzi in centro, le sorprese al lavoro, i momenti a casa da me, i km, i ‘chiama’ scritto sempre sbagliato, i ‘nuuu ora non posso’, i buongiorno, i buonanotte, le vignette, i pini, gli stocazzo, i fuck, le confidenze, i segreti. Grazie per questo pezzo di anno ‘diverso’ e per quello che verra’, in qualsiasi forma, ma sempre un po’ folle. Che i pensieri siano leggeri, che tu trovi adrenalina e quiete, la giusta esposizione per catturare stelle, l’entusiasmo di situazioni in cui immergersi, persone con cui essere te stesso, i sorrisi che ricambiano il tuo, il sole che illumina il piccolo mondo segreto dietro il muro che sto a poco a poco conoscendo. E sesso. Come piace a tre..ops…a te. Un po’ anche con me 😉

Frozen bubble

Mi aspetta nella piazza. “Esci”. Lo raggiungo nella sua macchina. Sorride, bello, come sempre. Appoggia la mano sulla mia coscia e sento già salire il piacere. Andiamo da me. Quando entriamo non ho tempo di aprire nemmeno il piumino. La sua mano sotto il vestito sa dove entrare, come toccarmi, sente la mia voglia di lui. Saliamo infretta le scale, lui dietro di me, mi alza il vestito, infila le dita fra le labbra umide. Suona il telefono. Rispondo mentre lui continua a toccarmi. In piedi vicino al letto. Mi bacia. Mi morde la lingua. Mi spinge giù. Mi apre le gambe. Mi tiro su per svestirmi. Un’altra spinta mi fa capire che comanda lui. Sfila le mutandine. Inizia a leccarmi. Lo guardo. Senza fiato. La sua lingua tra le cosce, il suo sguardo addosso. È perfetto. Affamato. Gli apro la camicia, sfila i pantaloni, si appoggia su di me, scivola dentro. “Avevo voglia di scoparti”. Anche io. Di sentirlo di nuovo dentro me. Mi guarda “sei seria”. Lo guardo muoversi dentro di me, appassionato, darmi piacere, una volta e poi ancora e ancora. Mi gira di lato. So dove vuole entrare, me lo ha detto. È suo. I colpi decisi, mi abbandono ai suoi movimenti, stringo le mani alle sue, vengo ancora. Si sdraia, mi piego su di lui, mi scosta i capelli, lo assaggio, percorro la sua lunghezza, scendo giù con la bocca, la lingua avvolge i suoi testicoli, si infila tra le cosce, viene.
Risalgo il suo petto, ci appoggio la testa, lo accarezzo. È teso. “Va tutto bene”. Questa ‘cosa’ con lui, magica e colorata come una bolla di sapone. Soffi, la osservi stupito ingrandirsi, salire in alto, cambiare forma. Seguire il vento, libera. Fragile. Ma bellissima da guardare.

Warm

Al mattino indosso le mutandine e faccio una foto per lui. Come un invito. Voglio che senta che il mio corpo è suo, che può farne cosa vuole. Questa mattina però non le metto. Voglio sentire che è tutto esposto per lui. E voglio che lui lo sappia, che immagini cosa c’è sotto il vestito quando mi vedrà. Che gli salga la voglia di toccare, di avvicinarsi, anche se non potrà. Sarà nello stesso mio posto, ma per lavoro, entrambi circondati da colleghi. È eccitante e nel contempo frustrante.
Arrivo prestissimo ma lui non c’è ancora. Incontro un mio collega e iniziamo a seguire una riunione. Ho voglia di scendere da lui, ma sono bloccata da un discorso infinito. L’attesa mi fa salire la voglia. Me la godo. Alle 10.30 arriva il suo messaggio: “passiii?”. Mi piace che sia impaziente. Appena riesco a trascinare via il collega arriviamo da lui. Sorride, come sempre, con quel sorriso che inonda tutto. È con la sua collega. Li salutiamo. Gli do la mano e due baci sulle guance, come se ci conoscessimo appena, mentre vorrei baciare le sue labbra come facciamo di nascosto nel nostro mondo segreto dietro una porta sottile. Gliele guardo, ripenso a quando erano appoggiate tra le mie cosce aperte, sdraiata sul tavolo della mia cucina. Il mio collega parla ma non ascolto cosa dice. Parlo con la sua collega. È strano averlo lì e dover far finta di niente. Ci allontaniamo di nuovo. Mi scrive: “Rimaniii”. “Che voglia di te” “Anche io”. Torno un po’ alle riunioni. “Dove seiiii. Ti alzo la gonna”. Con una scusa torno di nuovo da lui. Lo guardo salutare le altre mie colleghe, gentile e sorridente. Sono un po’ gelosa. Gli passo davanti con un collega. Mi scrive di non dare troppa confidenza. Mi piace come scherziamo. Prendo un caffè davanti al suo ufficio. Gli giro le spalle. Mi scrive. Nella mia mente un’immagine. Lui si avvicina da dietro, appoggia le sue mani sui miei fianchi e la sua bocca sul mio collo scostando i miei capelli. Sento i suoi pantaloni che si gonfiano contro di me. La mia fica che si bagna. Raggiungiamo un bagno. Non c’è nessuno. Entriamo. Appoggia il mio viso al muro. Solleva la gonna. Mi trova pronta per lui. Con una mano abbasso la sua cerniera e sfilo il suo cazzo dai boxer. Scosto un po’ le cosce per farlo entrare, con una spinta decisa. Fuori c’è il mondo. Lui è dentro di me. Mi sbatte forte. Poi rallenta. Mi fa impazzire. Poi di nuovo forte. Sento la fica che si contrae attorno al suo cazzo. Mi riempie di lui. Abbasso la gonna, ci ricomponiamo e usciamo di nuovo in mezzo alla gente. Mi raggiunge il collega. Dobbiamo andare. Mi stringe la mano. “Alla prossima”.

Macro

“Sbocciano i fiori sbocciano e danno tutto quel che hanno in libertà. Donano non si interessano di ricompense e tutto quello che verra’”

Come un fiore, in mezzo al prato. Ci sei passata di fianco diverse volte, distratta dai colori e dai rumori del resto del mondo. Lo avevi notato, ma non ti eri mai soffermata ad osservare da vicino la sua particolarità. Cosi’ lo hai avuto davanti più volte. Per mesi. Lo hai salutato, guardato ma non visto, ascoltato di fretta, non tantissime volte, ma abbastanza da sentire a un certo punto salire un sorriso difficile da reprimere. Un giorno di luglio inaspettatamente arriva un messaggio e scopri che se ti fermi un attimo ad ascoltare ed osservare puoi vedere molto di più in quel prato. Un piccolo mondo segreto a cui ti dà accesso a piccoli passi, in punta di piedi. Bisogna imparare ad andare piano, per non schiacciare le coccinelle, a godersi le attese delle farfalle, la passeggiata insieme. A camminare leggeri.