Legami, rose, riti…

Hai mai letto Il piccolo principe? Parla di un ragazzo come te, che vola tra le stelle. È curioso, come te, e nel suo viaggio tra i pianeti fa degli incontri, alcuni buffi, alcuni importanti. Parla di legami , di avvicinamenti a piccoli passi, di rose rese uniche dal tempo che si dedica, dell’importanza dei riti, che fanno un’ora differente dalle altre ore, come le 9.30 quando aspetto il tuo ‘chiama‘, un giorno differente dagli altri, come per me i mercoledì…

Fu allora che comparve la volpe.

— Buongiorno — disse la volpe.

— Buongiorno — rispose educatamente il piccolo principe.

— Sono qui — disse la voce — sotto il melo.

— Chi sei? — chiese il piccolo principe. — Sei molto bella…

— Sono una volpe — disse la volpe.

— Vieni a giocare con me — le propose il piccolo principe. Sono così triste…

— Non posso giocare con te — rispose la volpe. — Non sono addomesticata.

—Ah! Scusami — fece il piccolo principe.
— Che significa “addomesticare”?

— Significa “Creare dei legami…”

— Creare dei legami?

— Certamente — disse la volpe. — Per me tu non sei che un ragazzino, uguale a centomila altri ragazzini. Non ho bisogno di te. E neppure tu non hai bisogno di me. Per te non sono che una volpe qualsiasi, uguale a centomila altre. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo. Io sarò per te unica al mondo

— Comincio a capire — disse il piccolo principe. — C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…

Ma la volpe tornò alla sua idea:
— La mia vita è monotona. Vado a caccia di polli, gli uomini cacciano me. Tutti i polli si somigliano, e tutti gli uomini si somigliano. Dunque mi annoio un po’.
Ma se tu mi addomestichi, nella mia vita ci sarà un sole.
Riconoscerò un rumore di passi che sarà differente da qualsiasi altro. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra, il tuo mi chiamerà fuori dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù, i campi di frumento? Io non mangio pane. I campi di frumento non mi dicono nulla. Ma tu hai i capelli dorati. Allora sarà bellissimo quando mi avrai addomesticato! Il frumento, che è dorato, mi farà venire in mente te. E adorerò il rumore del vento tra le spighe

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:

— Se ti va… addomesticami! — gli disse.

— Che si deve fare? — domandò il piccolo principe.

Bisogna essere molto pazienti — rispose la volpe. — In un primo tempo ti siederai sull’erba un po’ distante da me, così. Ma, ogni volta, potrai sederti un po’ più vicino…

Il piccolo principe ritornò all’indomani.

Sarebbe meglio tornare sempre alla stessa ora — disse la volpe. Per esempio, se tu vieni sempre alle quattro del pomeriggio, alle tre io già comincerò ad essere felice. Più si avvicinerà il momento, più mi sentirò felice. Alle quattro comincerò ad agitarmi e sarò in apprensione; scoprirò allora qual’è il prezzo della felicità! Ma se tu vieni quando ti pare, non saprò mai quando preparare il mio cuore… c’è bisogno di riti.

— Che cos’è un rito? — disse il piccolo principe.

— È ciò che fa di un giorno un giorno differente dagli altri, una certa ora, un’ora differente dalle altre ore.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu prossima:

—Ah! — disse la volpe… piangerò.

— È solo colpa tua, — disse il piccolo principe — io non volevo farti del male, sei tu che mi hai chiesto di addomesticarti…

— Certo — rispose la volpe.

— Ma piangerai! — osservò il piccolo principe.

— Certo — disse la volpe.

— Allora non ci hai guadagnato niente!

Ci ho guadagnato — rispose la volpe — il colore del frumento.

Dopodiché aggiunse:

— Torna al roseto. Capirai quanto la tua rosa sia unica al mondo. Quando ripasserai per dirmi addio e ti regalerò un segreto.

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

— Voi non siete affatto simili alla mia rosa, non siete ancora nulla — disse. Non vi hanno addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Siete nello stato in cui era la mia volpe. Non era che una volpe qualsiasi, uguale a centomila altre volpi. Ma me la sono fatta amica, e ora è unica al mondo.

Le rose erano imbarazzate.

— Siete belle ma vuote — aggiunse. — Non si può dare la vita per voi. Di certo, un passante qualsiasi penserebbe che voi siete simili. Ma lei da sola è più importante di tutte voi altre insieme, perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho protetto con un paravento. Perché erano su di lei i bruchi che ho ucciso (salvo i due o tre che ho tenuto per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lagnarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.

E ritornò dalla volpe:

— Addio — disse…

— Addio, — disse la volpe — Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale resta invisibile agli occhi.

— L’essenziale resta invisibile agli occhi — ripeté il piccolo principe per tenerlo a mente.

— È il tempo che hai speso per la tua rosa che l’ha resa così importante.

— È il tempo che ho speso per la mia rosa…
— fece il piccolo principe per tenerlo a mente.

— Gli uomini hanno dimenticato questa verità — disse la volpe. — Ma tu non la devi scordare. Si diventa per sempre responsabili di chi si addomestica. Tu sei responsabile della tua rosa…

Io sono responsabile della mia rosa… ripeteva il piccolo principe per tenerlo a mente.


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#Happynewyear

A Te che sei parte del mio bilancio positivo di un anno che finisce e della mia voglia e curiosita’ di iniziarne un altro daccapo. Per le risate, i discorsi seri, quelli scientifici, i momenti vicini, i momenti elastico, i cuoricini, le faccine, le fantasie, la realtà, le sfide, gli stimoli, questo blog, i pranzi in centro, le sorprese al lavoro, i momenti a casa da me, i km, i ‘chiama’ scritto sempre sbagliato, i ‘nuuu ora non posso’, i buongiorno, i buonanotte, le vignette, i pini, gli stocazzo, i fuck, le confidenze, i segreti. Grazie per questo pezzo di anno ‘diverso’ e per quello che verra’, in qualsiasi forma, ma sempre un po’ folle. Che i pensieri siano leggeri, che tu trovi adrenalina e quiete, la giusta esposizione per catturare stelle, l’entusiasmo di situazioni in cui immergersi, persone con cui essere te stesso, i sorrisi che ricambiano il tuo, il sole che illumina il piccolo mondo segreto dietro il muro che sto a poco a poco conoscendo. E sesso. Come piace a tre..ops…a te. Un po’ anche con me 😉

Frozen bubble

Mi aspetta nella piazza. “Esci”. Lo raggiungo nella sua macchina. Sorride, bello, come sempre. Appoggia la mano sulla mia coscia e sento già salire il piacere. Andiamo da me. Quando entriamo non ho tempo di aprire nemmeno il piumino. La sua mano sotto il vestito sa dove entrare, come toccarmi, sente la mia voglia di lui. Saliamo infretta le scale, lui dietro di me, mi alza il vestito, infila le dita fra le labbra umide. Suona il telefono. Rispondo mentre lui continua a toccarmi. In piedi vicino al letto. Mi bacia. Mi morde la lingua. Mi spinge giù. Mi apre le gambe. Mi tiro su per svestirmi. Un’altra spinta mi fa capire che comanda lui. Sfila le mutandine. Inizia a leccarmi. Lo guardo. Senza fiato. La sua lingua tra le cosce, il suo sguardo addosso. È perfetto. Affamato. Gli apro la camicia, sfila i pantaloni, si appoggia su di me, scivola dentro. “Avevo voglia di scoparti”. Anche io. Di sentirlo di nuovo dentro me. Mi guarda “sei seria”. Lo guardo muoversi dentro di me, appassionato, darmi piacere, una volta e poi ancora e ancora. Mi gira di lato. So dove vuole entrare, me lo ha detto. È suo. I colpi decisi, mi abbandono ai suoi movimenti, stringo le mani alle sue, vengo ancora. Si sdraia, mi piego su di lui, mi scosta i capelli, lo assaggio, percorro la sua lunghezza, scendo giù con la bocca, la lingua avvolge i suoi testicoli, si infila tra le cosce, viene.
Risalgo il suo petto, ci appoggio la testa, lo accarezzo. È teso. “Va tutto bene”. Questa ‘cosa’ con lui, magica e colorata come una bolla di sapone. Soffi, la osservi stupito ingrandirsi, salire in alto, cambiare forma. Seguire il vento, libera. Fragile. Ma bellissima da guardare.